martedì 11 agosto 2015

Partite a 7 o ad 11 e modifiche

Nella scuola Vairanese è da sempre consuetudine giocare una partita ad 11, ossia vince la partita chi prima realizza 11 gol. In caso di parità, 10 a 10, si gioca al meglio dei due gol, vince chi realizza per primo due gol consecutivi.
 Le gare di torneo, ma anche le semplici sfide di bar, si vincono aggiudicandosi due partite su tre.
 Nei tornei organizzati dalla Federazione (Ficb o Uisp) le singole partite si vincono a 7, con golden gol (in alcune fasi).  
 A Noi, Scuola Vairanese, le partite a 7 non sono gradite perchè non privilegiano il "bel gioco", essendo troppo legate alla componente fortuna. 
 La partita ad 11 dà maggiori margini di gioco, privilegiando il "bel gioco", la spettacolarità e l'organizzazione di gioco di una squadra.
 Una partita a 7 è quasi una roulette russa, che a mio avviso, nulla ha a che vedere con il gioco del calcio balilla, premiando soltanto il gioco di potenza e di fortuna.

 Ritengo che una condizione fondamentale per far diventare il gioco del calcio balilla un vero è proprio sport è quella di giocare partite ad 11 e, di conseguenza, ritengo che il titolo di Campione italiano, si possa assegnare con un vero significato agonistico solo in un torneo con partite ad 11 e con girone all'italiana o italo-svizzero.

 In questi ultimi due anni (2006-2008) ho potuto verificare di persona le problematiche relative alle partite a 7 e con golden gol in caso di parità (6 a 6).
 Il gioco di squadra in queste partire non esiste. Nel miglior dei casi l'attaccante è limitato alla semplice comparsa, il difensore ha un ruolo spropositato. La vittoria si raggiunge subito, bastano un paio di gol rocamboleschi, un paio di gol di gol di classe e la vittoria sta in tasca.
 Il biliardino è per sua natura un gioco in cui le carambole sono possibili e quindi si dovrebbe adottare un Regolamento di gioco che limiti questa componente e  faccia prevalere invece la bravura dei giocatori. E' assurdo ridurre un gioco di classe, di velocità, bravura e di organizzazione del gioco di squadra ad un gioco di semplice potenza e fortuna. Oggi il gioco del difensore nella fase di attacco è ridotto a tirare forte di sponda, con la speranza che con qualche, o senza, carambola la palla finisca in porta; mentre per l'attaccante, oggi sarebbe corretto chiamarlo difensore, il gioco si limita alla copertura (marcamento), possibilmente spostando,  nella maggior parte dei casi, il biliardino mettendo in atto dunque un'azione di disturbo non regolare ma che non viene quasi mai sanzionata.

Gioco psicologico, conoscenza dell'avversario e la componente fortuna.

a) La componente psicologica
Una componente fondamentale del gioco è la componente psicologica, che non può essere trattata allo stesso modo per ogni giocatore ma deve essere aggiustata a seconda dell’avversario. Riporto qui di seguito alcune mie esperienze
Limitare l'avversario con un attacco psicologico.
Con questo sistema si può cercare di limitare il gioco dell'avversario. Ad esempio, se un avversario dispone di un colpo fortissimo che gli procura quasi sempre il gol, si può adottare una tecnica di disturbo come la seguente: si suggerisce al proprio compagno, ad alta voce, che l'avversario è in grado di eseguire solo quel tiro pericoloso e che, pertanto, se riesce a bloccarlo, la partita è vinta;
...la reazione dell'avversario, psicologicamente debole, è, spesso, quella di tentare di cambiare gioco per dimostrare di avere un ampio repertorio di colpi, con conseguenza di concederci un vantaggio o quantomeno più tempo per tentare il gol.

Infatti, un giocatore che ottiene un gol con un dato colpo una volte ogni 3, diminuendo la frequenza con cui lo esegue diminuisce anche la percentuale di eventuali gol (fermo restando che non sappia eseguire altri colpi con notevole bravura, come spesso avviene per alcuni giocatori).
Può essere utile complimentarsi con il proprio compagno non appena riesca a bloccare, almeno una volta, il tiro pericoloso dell'avversario. Così si persegue lo scopo di convincere l'avversario di aver dimostrato la propria tesi, ossia, che ci si è convinti, del fatto che lui (l'avversario) non abbia un vasto repertorio di colpi. Questa simulazione, bluff, cerca di indurre l'avversario a variare i suoi colpi, con l'idea di dimostrare di possedere un ampio repertorio di colpi, ma con la conseguenza di non eseguire con frequenza proprio il suo colpo migliore.
Questo bluff può essere utile, giocando d'astuzia, quando il proprio compagno non riesce ad arginare un colpo dell'avversario.

b) Come vincere e come perdere.
Spesso si abbina alla partita di bigliardino una scommessa o un premio. Nel caso dei premi, si usa scegliere un premio in denaro, o generalmente nei bar, una consumazione (bibita).
Se si ritiene, con convinzione di causa, di essere superiore all’avversario conviene allora sfruttare al massimo la situazione.
Pertanto converrà vincere le partire all'ultimo momento, dando l'impressione che solo grazie ad un colpo di fortuna si è vinto. 
Ad esempio, converrà vincere con 1 o 2, o 3 punti di scarto e non con risultati tipo 11 a 3 (in una partita ad 11) o 11 a 2. Risultati troppo eclatanti tendono a bloccare l'avversario per manifesta inferiorità ed in più esigono sforzi notevoli. 
Così facendo si otterrà un rendimento molto elevato dal gioco e la possibilità di giocare quasi sempre.
Conviene far vincere l'avversario di turno una volta ogni 3 o 4 partite.

c) Conoscenza dell'avversario
Conviene sempre assecondare l’avversario, nei limiti del possibile, e non farsi mai deconcentrare dalle sue iniziative dirette o indirette. Oggi, il Regolamento Federale vieta, giustamente, che vi siano discussioni tra i giocatori.
....
Un’alta cosa importante e che incide sulla psicologia dell'avversario è riuscire a realizzare qualche gol di grande classe, che tende a ridicolizzare un po’ l’avversario e a dimostrare la vostra superiorità. 

d) La componente fortuna
Il gioco del calcio balilla è, come tutti i giochi, legato anche alla componente fortuna, va però precisato che non può essere la fortuna a fare grande un giocatore, ma al contrario è un grande giocatore che sembra far esistere la fortuna oltre ogni ragionevole misura.
In base alla mia esperienza, posso affermare che raramente è la fortuna a decidere le partite. Ad esempio, può succedere alcune volte nel caso di spareggio alle due palline o nel caso dell'ultimo gol, o in altri pochissimi casi analoghi.
Il grande giocatore sa bene che se l'avversario arriva a 9 o a 10 può poi fare gli ultimi due gols di fortuna e vincere la partita, pertanto lo blocca prima.
In casi rarissimi, a mio avviso 1 volta su 100 o anche di più, capita di perdere due partite consecutive contro una coppia meno forte a causa di 5 o 6 gol fortunosi ottenuti nelle stesse due partite.
Se le coppie avversarie sono dello stesso livello di forza allora una singola partita può essere decisa da qualche gol fortunoso. Però va detto che coppie dello stesso valore si devono sfidare almeno su 10 partite per vedere chi è veramente il più forte. Io,  addirittura, suggerisco di ripetere la sfida per più serate o un mese intero. In tal modo la componente fortuna si azzera e viene fuori il Campione.

Ma quali sono i gol che si possono definire di fortuna?
Pochissimi, a mio avviso. Io definisco un gol di fortuna se la palla tocca in modo casuale almeno 3 omini (compreso il tiro) differenti e poi va in porta con un angolo imprevedibile e mantenendo ancora una buona velocità.
Qualche altro volta può accadere che un tiro a mezza palla venga deviato direttamente in porta dal tocco di un solo giocatore della mediana, dell'attacco, o della difesa avversaria.
Questo è tutto: poi vi sono le invenzioni dei giocatori che per non ammettere la loro inferiorità continuano a raccontare, creando delle vere e proprie leggende metropolitane, di giocatori fortunati oltre ogni misura. 
Io stesso sono stato indicato come un giocatore molto fortunato per un periodo di tempo di oltre 20 - 25 anni. 

Come sfruttare la credenza nella componente fortuna a nostro favore?
Può capitare che un avversario vi apostrofi, o vi creda, come un giocatore molto fortunato, volendo intendere che le vostre vittorie sono legate più alla sorte favorevole che al vostro effettivo valore. In tal caso vi conviene assecondarlo e cercare di convincerlo che effettivamente è così.
Questo vi aiuterà moltissimo ogni volta che lo incontrerete come avversario, poiché psicologicamente è già perdente. 
Infatti, riterrà inconsciamente, ma anche consapevolmente, di potervi vincere solo se aiutato da un po’ di fortuna, fattore che egli ritiene dalla vostra parte.
Si sentirà perdente perché riterrà di non poter mai battere la componente fortuna, anche se si riterrà capace di battervi sul piano del gioco personale. Queste sue contraddizioni, e questi suoi pensieri, non gli permetteranno di giocare al meglio, e contribuiranno alla sua sconfitta.
Durante la partita saranno molti utili, in chiave psicologica, dei gol legati al caso o che sembrano (sono) propiziati dalla fortuna; infatti serviranno a convincerlo ancora una volta, in partita, che la fortuna non è dalla sua parte e quindi non può vincere.
Se riuscirete ad eseguire 2 o 3 gol con un po’ di “fortuna”, la vostra partita è già vinta, almeno sul piano psicologico.